La Convenzione del Metro

Nella seconda metà dell’Ottocento, nel clima della seconda rivoluzione industriale, l’esigenza di un sistema unificato di pesi e misure, già maturata in Francia ai tempi della Rivoluzione Francese con l’introduzione del sistema metrico decimale, si fa sempre più sentire.

Dal 1867, su sollecitazione degli ambienti scientifici europei, si inizia a discutere di un accordo internazionale.

Le ragioni addotte dagli scienziati sono le seguenti: l’unificazione risolverà i problemi dovuti alla coesistenza di tante unità di misura diverse, faciliterà lo scambio di informazioni, consentirà alle scienze di confrontare i propri risultati sulla base di un linguaggio comune.

Sono i francesi a prendere l’iniziativa: nel 1869 Napoleone III approva la costituzione di una commissione scientifica internazionale e invita numerosi stati a nominare i propri rappresentanti. L’interesse per l’unificazione si estende anche ai paesi extraeuropei.

Finalmente, il 20 maggio del 1875, i rappresentanti di 17 paesi siglano a Parigi un trattato internazionale, detto Convenzione del Metro.

I paesi firmatari sono Argentina, Austria-Ungheria, Belgio, Brasile, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Perù, Portogallo, Russia, Spagna, Svezia e Norvegia, Svizzera, Turchia, Stati Uniti d’America e Venezuela.

Il passo successivo è il sorgere di istituti metrologici nazionali in questi stessi paesi.

Il 20 maggio 1875 può essere assunto come data di nascita della metrologia moderna: la Convenzione del Metro, che oggi conta sull’adesione di sessanta paesi membri e di quarantadue paesi associati, pone le basi dell’organizzazione che tuttora regge la comunità metrologica mondiale.

Ultima modifica: 26/11/2018 - 14:01